La contromossa

autogoverno,autonomia locale,cittadino,comunità locale,democrazia diretta e partecipata,fedeLo ho già scritto, non mi stancherò mai di rifarlo però. Siamo in balia di un sistema sclerotico probabilmente sfuggito di mano anche a chi pensava di governarlo. Un sistema che ormai noi comuni mortali non siamo più in grado di sostenere, un sistema che ci sta disintegrando, fisicamente e psicologicamente, moralmente e culturalmente. Raramente si vive una vita serena personale, nel frattempo si frantumano popolazioni, culture, identità, diversità, territori. Non possiamo più permetterci oramai di subire questo trand, occorre tracciare una via di riconversione, tracciarci degli ideali, dei nuovi modelli, su cui ricostruire le nostre società. E’ ora di alzare i culi flaccidi dalle poltrone e riportare al centro dell’universo noi stessi, non accontentarsi più del meno peggio ma costruirci il meglio.

Potremmo anche costruirci un manifesto in cui riconoscere i punti fondamentali di un nuovo intendere; potremmo anche vedere di concretizzarlo se ci alleiamo quale forza comune.

Potremmo dire no, ad esempio alla globalizzazione. Potremmo (DOBBIAMO) dirle no poiché essa significa omologazione, standardizzazione, appiattimento di ogni cultura e di ogni individuo ad un unico modello. Occorre invece valorizzare quel bisogno di identità che sale, in forma nemmeno poi così latente, dalle comunità e dagli individui che ancora sanno ragionare.

Dovremmo dirle no anche per questa motivazione, ben spiegata, tempo fa, da Massimo Fini: “La globalizzazione, in estrema sintesi è la competizione mondiale di tutti contro tutti. Questo comporta due conseguenze. Che se in Cina pagano la gente un piatto di riso anche da noi bisognerà fare più o meno lo stesso, che se gli Stati Uniti non hanno welfare anche gli stati europei dovranno smantellare il loro, che se in Giappone per loro cultura samurai applicata alla fabbrica, gli viene voglia di lavorare 20 ore al giorno, anche in Italia bisognerà fare lo stesso. Inoltre la globalizzazione se arricchisce le Nazioni impoverisce i suoi abitanti”.

Potremmo dire si a delle forme intelligenti, non integraliste, mirate e graduali di autoproduzione ed autoconsumo; come scritto mille volte passando attraverso il recupero “fisico” della terra e ristrutturando drasticamente le strutture industriali e macroeconomiche.

Nei concetti di comunità locale e di autoproduzione ed autogoverno potremmo trovare la contromossa alla globalizzazione. Abbattendo il concetto di lavoro quale valore (ma modificandolo come semplice concetto di produzione del necessario); nel riconsegnare valore, invece, al tempo spendibile in interessi e famiglia potremmo fondare un’idea di capovolgimento concettuale. Certo all’interno di questo nostro sistema attuale se non si lavora freneticamente non si sopravvive, ma dove è scritto che non si possa cambiare il sistema?

Potremmo dire si all’Autodeterminazione dei Popoli, quel concetto firmato ad Helsinki nel ’75 dalla maggioranza degli Stati del mondo, un documento che sancisce il diritto di ogni popolo a separarsi da uno Stato in cui non si riconosce più; un diritto in realtà goduto da pochi eletti, figli di potenti amici e mai scomodi recedenti. Ovviamente potremmo schierarci a favore del diritto all’autodeterminazione, quantomeno del diritto all’autogoverno da parte di tutti i popoli.

Potremmo dire si ai movimenti localisti, antitesi assoluta di quella globalizzazione che ci proponiamo di sconfiggere quale strumento di omologazione, di standardizzazione e di privazione dell’identità. Piccole patrie ( o forme di governo localistiche, se preferite) permetterebbero lo sviluppo più semplice e lineare della democrazia diretta, unica forma di democrazia reale dove il cittadino partecipa in prima persona alle decisioni che lo riguardano.

Potremmo dire tranquillamente (ANZI DOBBIAMO FARLO) no alla democrazia rappresentativa meramente fine a se stessa. Essa, così intesa, struttura un sistema che soltanto sfiora la Democrazia, un  sistema oligarchico che opprime l’individuo singolo, libero il quale sarebbe, di diritto, l’attore principale in una Democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.

Potremmo, dovremmo, dire si a questo tipo di Federalismo

Negli anni ci sono stati passaggi fondamentali calati da molto in alto che hanno leso in modo sensibile la Sovranità degli Stati. Due fondamenti sono stati concretizzati:

a) l’attacco militare, vedasi gli esempi di Jugoslavia od Iraq

b) la sottoscrizione di trattati internazionali, quali magari quello di Lisbona e susseguenti ,con le loro conseguenze pratiche in tema di limitazione della Sovranità Nazionale

Conseguenza diretta di tali azioni è stato l’abbattimento dell’appartenenza nazionale.

Potremmo anche pensare che a difesa di questo diritto violato viga il diritto di innescare forme di lotta non violenta contro il Paese cui formalmente apparteniamo ed eventualmente in favore di altre culture e di altre civiltà calpestate.

Giorgio Bargna

La contromossaultima modifica: 2013-03-29T20:25:05+01:00da giorgio_civico
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “La contromossa

  1. vedrei molto meglio te anzi, ti ci vedrei assolutamente, al posto di uno di quei dieci “saggi”. Ma dove arriveremo? Non è ancora il fondo? 🙁

    complimenti per scelta musicale
    adoro questo vecchio ma sempre giovane brano 🙂
    mandi
    🙂

I commenti sono chiusi.